Nell'ufficio moderno ormai la tecnologia è ovunque. Ma cosa succede quando un monitor smette di funzionare, una tastiera si rompe o una cartuccia si esaurisce? A differenza di carta e plastica, i rifiuti elettronici non possono essere gettati nei cassonetti urbani.
Questi materiali sono classificati come rifiuti speciali e richiedono un iter di smaltimento rigoroso per evitare sanzioni ambientali e, soprattutto, per garantire il recupero di materie prime preziose (come terre rare, oro e rame) contenute al loro interno.
I RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) comprendono tutto ciò che per funzionare ha avuto bisogno di una spina o di una batteria: computer, stampanti, schermi, smartphone, ma anche piccoli elettrodomestici da area break come bollitori o macchine del caffè.
Le cartucce per stampanti e i toner esausti sono considerati rifiuti speciali non pericolosi (nella maggior parte dei casi), ma il loro polverino sottile rappresenta un potenziale inquinante se disperso.
Un altro rifiuto tecnologico spesso sottovalutato sono le batterie (da mouse, tastiere wireless o telecomandi).
Prima di considerare un apparecchio come rifiuto, è buona norma valutarne la riparabilità o il ricondizionamento. Tuttavia, quando il fine vita è inevitabile, la separazione corretta è l'unico modo per alimentare l'economia circolare: oltre il 90% di un computer può essere riciclato per creare nuovi dispositivi.
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