Perché sempre più persone stanno dando le dimissioni

Sempre più persone stanno dando le dimissioni. E non è un dato percepito dalla propria cerchia di contatti. Come riporta lavoce.info “attraverso le Note trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie pubblicate dal ministero del Lavoro, i dati più aggiornati disponibili si riferiscono al secondo trimestre del 2021 e contengono una novità interessante: un aumento considerevole del numero …

Perché sempre più persone stanno dando le dimissioni

Sempre più persone stanno dando le dimissioni. E non è un dato percepito dalla propria cerchia di contatti. Come riporta lavoce.infoattraverso le Note trimestrali sulle comunicazioni obbligatorie pubblicate dal ministero del Lavoro, i dati più aggiornati disponibili si riferiscono al secondo trimestre del 2021 e contengono una novità interessante: un aumento considerevole del numero di contratti terminati a causa di dimissioni del dipendente.”
Negli USA hanno già creato un nome di impatto, Great Resignation, ed è una vera e propria ondata. Da noi non è (ancora) così però i dati sono evidenti:

Tra aprile e giugno, invece, si registrano 484mila dimissioni (292mila da parte di uomini e 191mila da parte di donne), su un totale di 2,5 milioni di contratti cessati. L’incremento nel numero di dimissioni rispetto al trimestre precedente è ben del 37 per cento. La crescita è addirittura dell’85 per cento se si fa il paragone con il secondo trimestre del 2020 e anche in un confronto con il 2019 il numero di dimissioni risulta più alto del 10 per cento.

I motivi di queste “Grandi Dimissioni”? Molteplici e sistemici.

Il primo, chiaramente, è che sta finendo il blocco dei licenziamenti. E quindi chi aveva in mente di lasciare il lavoro durante la pandemia, ha potuto farlo solo ora. Sono dimissioni ritardate ma già digerite e decise.
Ma non sono le sole. C’è chi ha deciso proprio durante la pandemia, per una serie di motivi. In primis il burnout, l’esaurimento da troppo lavoro che ha colpito coloro che sono stati in prima linea e non si sono mai fermati. Non è un caso che ci sia carenza di personale sanitario e assistenziale ma anche di addetti alla vendita nella grande distribuzione se ne trovano sempre meno.
Poi ci sono quelli che hanno scoperto lo smart working, e di tornare al lavoro tradizionale pre-pandemia, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00 non ne hanno nessuna voglia.
Infine ci sono quelli che la pandemia, i lockdown, lo smartworking e tutto quello che abbiamo vissuto, l’hanno vissuto come un momento di profondo ripensamento della propria vita e dei propri obiettivi. E si sono resi conto che ciò che stavano facendo non era esattamente quello che volevano e non li rendeva esattamente felici. E così hanno dato una svolta alla loro vita.

E se dare le dimissioni è un “lusso” che non tutti si possono permettere, è però anche vero che se la pandemia ha indotto molte persone a volere un rapporto diverso con il proprio lavoro, se non addirittura anche più sano, non è necessariamente una cattiva notizia.