Meno soldi, più smart working: per 1 lavoratore su 5 è ok

Meno soldi ma più smart working: secondo l’indagine Inapp Plus dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche realizzata su un campione di oltre 45 mila interviste per 1 lavoratore su 5 sarebbe accettabile una riduzione del salario in cambio di maggior flessibilità. O per meglio dire: guadagnare meno pur di non tornare in ufficio. Numeri …

Meno soldi, più smart working: per 1 lavoratore su 5 è ok

Meno soldi ma più smart working: secondo l’indagine Inapp Plus dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche realizzata su un campione di oltre 45 mila interviste per 1 lavoratore su 5 sarebbe accettabile una riduzione del salario in cambio di maggior flessibilità. O per meglio dire: guadagnare meno pur di non tornare in ufficio.

Numeri e prospettive impensabili quando la legge sullo smart working entrò in vigore anche nel nostro Paese. Ma la pandemia ha cambiato i paradigmi e se 7,2 milioni di persone hanno sperimentato lo smart working nel 2021 – dal semplice lavoro da remoto al vero lavoro agile – e nel 2020 erano stati 8,9 milioni, ora le cose sono molto cambiate.

La metà dei lavoratori italiani vorrebbe almeno 1 giorno di smart a settimana, il 25% anche 2 o 3 giorni a settimana, e il 20% sarebbe disposto ad accettare anche una penalizzazione dal punto di vista della retribuzione pur di lavorare sempre in smart working. Anche perché questa sarebbe la premessa per lasciare le grandi città e spostarsi in piccoli centri della provincia o dell’entroterra. Insomma, meno salario ma più work-life balance, o qualità della vita.