Chi ha inventato il bianchetto?

Il bianchetto è stato inventato da una donna americana, Bette Nesmith Graham, che ha avuto una vita e una storia incredibili

Chi ha inventato il bianchetto?

Molti oggetti di comune uso quotidiano nascondono storie affascinanti e incredibili. È il caso dei Post-It, per esempio, ma anche dello scotch, dello smile e della penna Bic. Ma soprattutto è il caso del bianchetto, quel fluido bianco che, quando negli uffici si battevano le lettere a macchina, permetteva di coprire gli errori e di riscriverci sopra. A inventarlo, letteralmente nella cucina di casa, fu una donna americana, Bette Nesmith Graham, che ebbe una vita degna di un film di Hollywood.

Chi ha inventato il bianchetto?

Bette Nesmith Graham era nata a Dallas nel 1924 da una famiglia piccolo borghese e aveva cominciato a lavorare molto presto come segretaria dopo aver lasciato la scuola a soli 17 anni. A 19 aveva sposato il fidanzato del liceo, Warren Nesmith, dal quale era rimasta incinta appena prima che il marito partisse per la guerra. Nel 1946, finita la Seconda Guerra Mondiale, divorziò e si ritrovò da sola, con un figlio da crescere e una difficile situazione economica da affrontare: lavorava come segretaria nella banca del Texas ma, come raccontò in seguito, non aveva grande talento e commetteva troppi errori. Fu così che ripensò a sua mamma appassionata di pittura, e al fatto che i pittori erano soliti coprire gli errori con altro colore: si mise quindi a mischiare delle tempere e a portarle in ufficio in boccettine di smalto per le unghie, svuotate e ripulite. Il sistema funzionava, i colleghi lo scoprirono e le richieste cominciarono a fioccare al punto che Bette passava le sere e i weekend a riempire boccettine, facendosi aiutare dal figlio (che in seguito sarebbe diventato un celebre musicista pop-rock) e dai suoi amici.

Nastro_bianchetto

La svolta avvenne nel 1958, quando Bette venne licenziata ma ormai aveva abbastanza soldi per brevettare il prodotto, chiamato Liquid Paper: la fama del prodotto era ormai abbastanza diffusa, fece alcuni contratti molto importanti (con la IBM e la General Electric), ingrandì più volte l’azienda al punto che nel 1968 avviò il primo impianto di produzione automatizzato. Nel 1975 produceva 25 milioni di boccette l’anno ed era leader di mercato: Bette ora viaggiava in Rolls Royce e, memore della sua storia, aprì due fondazioni per favorire l’affermazione delle donne nell’arte e negli affari.

Sarebbe una bellissima storia se non fosse che nel frattempo si era risposata e, nello stesso 1975, aveva nuovamente divorziato: il secondo marito cercò di estrometterla dall’azienda, coalizzandosi con un gruppo di dirigenti maschi che le fecero una guerra nemmeno velata all’interno dell’azienda, ma finalmente nel 1979 vinse la causa e vendette l’azienda a Gillette per 47,5 milioni di dollari. Una storia incredibile? Sì, soprattutto se si pensa che Bette morì nel maggio del 1980, ad appena 56 anni, lasciando al figlio il compito di portare avanti le attività delle sue fondazioni.

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